I Love Sicilia – 94 punti Trainara 2018

(n. 160 – agosto 2020)

Tre cugini giovani e di talento, già perfettamente inseriti nella prestigiosa boutique winery di famiglia – Alessandro di Camporeale – decidono di realizzare una nuova entità che li veda titolari autonomi e indipendenti dai loro genitori. E, saggiamente, per la loro avventura di vita si collocano sull’Etna, il terroir siciliano attualmente più famoso nel mondo. I ruoli cruciali di lavoro sono ben coperti: Anna ha una bella laurea in Giurisprudenza e cura la parte amministrativa, fiscale e dell’accoglienza; dei due giovanotti, uno, Benedetto, è enologo di fama, con prestigiosa laurea a San Michele all’Adige e due anni in Cile, poliglotta; l’altro, pure lui Benedetto, agronomo, laureato brillantemente in Economia e Marketing vitivinicolo, ha lavorato con profitto e successo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la nuova promettente realtà, assomma a dieci ettari, otto già vitati, sommatoria di quattro tenute e contrade sul versante nord – est dell’Etna, a una altitudine media vicina ai 700 metri: Pontale Palino, Piano Filici, Sciaramanica e Borriglione. I vigneti hanno fra i 10 e 70 anni, le uve raccolte, solo da vitigni autoctoni, vengono vinificate nell’antico palmento di contrada Borriglione. Semplicemente strepitoso l’Etna Bianco ’18 Trainara (carricante 80% , catarratto il saldo), connotato da un invitante colore paglierino – verdolino brillante; al naso è intenso ed elegante, raffinatissimo nelle sue nuance minerali, zeste di agrumi, pesca bianca ed erbe della macchia mediterranea, vino di carattere e caratura superiori, complesso e affascinante, di infinita freschezza e bontà (formidabile eppur composta l’acidità). L’ho abbinato a dei goduriosi “grassi” e “dolci” gamberoni rossi di Mazara del Vallo (Riserva Paolo Giacalone; sì, esiste davvero!) fatti passare per poco tempo sulla carbonella. Sullo scaffale lo si trova a 20 euro.